Le notizie giunte ieri da Roma fanno sperare che il pericolo immediato di commissariamento dell'azienda, con relativo prevedibile "spezzatino" e perdita non improbabile dell'area "a caldo", accompagnata da drastica riduzione dell'occupazione - amici della CGIL calcolavano in questi gironi che lo spegnimento dell'area a caldo ci costerebbe almeno 1.000 posti più l'indotto - sia scongiurato. Non è la fine delle pene. Ora, come dicono i lavoratori, le RSU, il Sindaco Gianni Anselmi - a cui va la mia personale vicinanza, ma anche quella della comunità di Suvereto - serve capire e costruire il futuro dell'azienda. La mobilitazione - la nostra partecipazione alla manifestazione di lunedì 4 non era certo formale o rituale - i gesti anche clamorosi degli operai sono serviti a qualcosa. Ma è solo una battaglia vinta. Temo che la guerra sia ancora lunga.
Guerra per quale obiettivo? La posta in gioco è chiara: il futuro di Piombino e della Val di Cornia, la sopravvivenza di un pezzo importante del tessuto industriale toscano e nazionale. Lo dico perché chi, in questi giorni andava dicendo:" ... ma lsciatela morire, la Val di Cornia sarebbe meglio senza quei fumi e quel 'troiaio'... ecc. (tanto li avete sentiti tutti, prima o pio)". Se pensiamo di poter vivere - senza contare che sarebbe l'ennesimo capitolo di svendita o rinuncia al nostro patrimonio nazionale a cui questi governi tutti "finanziari" e di finanza furba ci hanno abituato - se pensiamo di poter vivere di ombrelloni e vino ( e lo dice il sindaco del comune più agricolo e vitivinicolo del territorio, che questa vocazione intende sviluppare e tutelare) allora ci illudiamo.
Allora tutti, comuni grandi e piccini, partiti, associazioni, sindacati, lavoriamo per diffondere presso la nostra gente l'importanza di questo obiettivo. I nostri cittadini non sembrano percepire la partita in gioco. A tutti noi far crescere questa consapevolezza. Con assemblee, riunioni, ordini del giorno nei consigli comunali. Diamoci da fare